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il quinto quarto
sogno e desiderio


Cos’è il quinto quarto?

Senz'altro roba da cucina cari Amici: "come quinto quarto, (i tagli della carne infatti vengono ricavati dai quarti di bue), si indicano le interiora o frattaglie e le parti meno nobili, come la testa, la coda e le zampe, lo stomaco, la lingua ecc... dei bovini, degli ovini e dei suini. Rientrano nel termine anche le rigaglie dei volatili selvatici e da cortile.
Il loro uso gastronomico è molto antico sin dai tempi degli Etruschi. L’amore per questo cibo è continuato sino al Medioevo e al Rinascimento, fino alla cucina moderna di Escoffier e di Pellegrino Artusi". §1











Il quinto quarto in cucina equivale alla rivincita delle parti meno nobili le quali assumono importanza ed eccellenza a discapito di tagli più pregiati; per capirci meglio: cucinare un buon piatto partendo da un ottimo filetto di manzo potrebbe risultare relativamente semplice, mentre ottenere paragonabili risultati cucinando magari dei rognoni di pollo potrebbe invece trasformarsi in una difficile sfida.

§1 Cit. Wikipedia


Ma cosa c'entra il quinto quarto in cucina con il basket e con i ragazzi che ci giocano?

Nel basket il quinto quarto non è per forza un tempo supplementare a ragione di un eventuale pareggio, risultato non concesso in questo gioco; il quinto quarto nel basket, cari amici, è un'idea, un sogno nato sui campi di gara a seguito dei ragazzi, un progetto che proverò a condividere con tutti voi nelle pagine che seguiranno.


Lacrime di gioia

Stagione sportiva 2014/2015, fase di qualificazione per le finali regionali categoria Under 14, gara in trasferta: Palazzetto di Dongo (CO), C.S.I Oratorio di Menaggio Vs Polisportiva Monticellese A.S.D. Il palazzetto è gremito di genitori e amici scalpitanti, al nostro arrivo l'accoglienza è squisita ma c'è molta agitazione tra la folla, qualcosa non va; mi avvicino ad un capannello di giocatori e tra questi una ragazzina in divisa di gioco disperata e in lacrime che neppure Barrichello quando ha vinto il suo primo gran premio sul circuito di Monza correndo con la Ferrari piangeva così tanto.

Mi interesso, cerco di capire: una strana e incomprensibile regola vieta alle ragazze, seppur abbiano giocato durante tutto il campionato con i loro compagni maschietti, di scendere in campo nelle fasi di qualificazione per le finali regionali.

Incredibile ma vero, questa possibilità per lei non si sarebbe più potuta ripetere nella vita, 14 anni si hanno una volta sola; una vera disgrazia.

Raggiungo subito l'arbitro che si stava preparando per la gara per chiedergli se non fosse possibile fare uno strappo al regolamento e fare giocare questa ragazzina con i suoi compagni di squadra. Niente da fare, il regolamento è chiaro; non può essere violato.

Ecco allora la pensata, il colpo di genio, l'idea, si insomma quel pensiero che una volta che ti viene in mente risulta così chiaro e cristallino che una voce dentro di te sembra dire: ma caspita, come ho fatto a non pensarci prima!

«Arbitro», gli dico, «Mi faccia un regalo: noi giocheremo la gara come da regolamento, ma al termine di tutto, quando il referto verrà chiuso, allora le chiedo se potrà cortesemente fischiare per noi un quinto quarto».

«Un quinto quarto?» mi risponde con aria stupita, «Si, un quinto quarto dove entrerà in campo la ragazzina che non avrà potuto giocare perché abbia anche lei la possibilità di mettersi in gioco».

L'arbitro mi guarda stupito, poi mi fa un gran sorriso mentre nei suoi occhi brilla una scintilla di complicità e con il pollice alzato mi dice: «E quinto quarto sia!».

A gara terminata e a referto chiuso con la "raccomandazione" del Coach di non premere sull'acceleratore i ragazzi sono così entrati in campo per giocarsi il quinto quarto, la ragazzina stimolata da un pubblico entusiasta ha così potuto giocarsi la sua gara imbucando anche qualche canestro per la sua gioia e quella del pubblico che era oramai in tripudio; che dire, un grande momento di sport!



Un cappello pieno di ciliegie

Questo fatto mi ha fatto molto riflettere e nei miei pensieri l’ho sempre collegato ad un altro momento di gioia vissuto con i ragazzi sui campi da basket.

Qualche anno fa, torneo primaverile Under 14, ricordo molto bene il sole che illuminava la palestra in quella pigra mattina di primavera.

I ragazzi erano in campo e stavano raccogliendo punti come ciliegie in un cappello, la squadra avversaria, meno organizzata, se la giocava cercando di limitare l’impietoso divario del tabellone; a quarto quarto iniziato il Coach della squadra avversaria ha quindi ritenuto opportuno il momento e ha deciso di mettere in campo un loro giocatore disabile.


Improvvisamente la partita si è trasformata, nessuno dei ragazzi in campo si è più interessato al punteggio finale della gara ma le loro attenzioni si erano tutte indirizzate nell’aiutare questo loro compagno a portare la palla verso canestro per farlo segnare.

Ricordo benissimo l’urlo di gioia e gli applausi del pubblico dei genitori e dei ragazzi in panchina che si sono alzati tutti in piedi per una standing ovation per festeggiare il raggiunto canestro di questo giocatore: i ragazzi sono meravigliosi!

Dopo tanti anni mi viene ancora la pelle d’oca quando racconto questo aneddoto ed anche ora che ne scrivo un brivido mi percorre la schiena.

Questi due accadimenti che credo essere strettamente collegati da un filo comune mi hanno così portato ad immaginare un nuovo progetto, una nuova idea, un sogno destinato spero a trasformarsi in realtà: quello di integrare nelle nostre squadre di basket dei ragazzi con disabilità.

Da qualche tempo, grazie anche alla sana influenza di un nostro caro collaboratore, mi balena in testa l'idea di poter fare qualche cosa in palestra con dei ragazzi disabili, qualcosa che andasse oltre al singolo evento e che magari non fosse così complicato come organizzare una squadra paraolimpica di baskin; qualcosa che fosse un poco più vicino alle nostre risorse e che però coinvolgesse i nostri ragazzi con ragazzi disabili e che riuscisse a farli giocare insieme.


Eccolo qui il quinto quarto!

Sarebbe bello, in collaborazione con le associazioni del territorio, riuscire a portare questi ragazzi con disabilità in palestra; non solo per un evento ma magari per dei corsi di ginnastica ludica che prevedano delle sessioni di allenamento comune con gli allenamenti delle nostre squadre di basket compatibilmente con le differenti età.

Questi ragazzi sarebbero così parte integrante di una squadra e con questa avrebbero occasione di scendere in campo per giocare una vera partita di basket!

Cosa c'è di più semplice: il campo è disponibile, il tavolo completo di refertisti e cronometristi, il pubblico è già sugli spalti, l’arbitro e i giocatori già in campo… tutti pronti per giocarsi insieme questo quinto quarto!










Una sana malattia

Un’ occasione di condivisione che permetterebbe, così come per la cucina, di vincere tutti i pregiudizi del caso.

L'augurio è che le Società che si vedessero recapitare l'invito ad una gara con il quinto quarto diano, ne sono certo, la loro disponibilità di giocare un tempo in più ai loro ragazzi e che tutti gli attori coinvolti in questi eventi, arbitri compresi, accettino di buon grado di partecipare alla cosa.

L'auspicio sarebbe quello di "contaminare" con questa "sana malattia" anche le altre squadre del nostro territorio che accettando di giocare questo quinto quarto abbiano la forza di integrare anche loro nelle loro squadre ragazzi con disabilità; si insomma l'augurio è che tutte le Società possano prima o poi contrarre questa "malattia" e magari non solo per il basket ma anche per altre discipline.

Per tutti gli aspetti inerenti all’integrazione di ragazzi con disabilità nelle nostre squadre di basket non sono minimamente preoccupato: ho avuto modo di parlare della cosa con alcuni di loro e ho ricevuto solamente commenti entusiasti; credo di averlo già scritto ma forse vale la pena di ripeterlo ancora: i ragazzi sono fantastici!


A chi è destinato il Progetto

Il progetto in fase di sperimentazione è destinato a tutta la sezione Basket della Polisportiva Monticellese e potrà comprendere tutte le categorie di ragazzi del settore giovanile alla sola condizione che i ragazzi con disabilità abbiano all’incirca la stessa età dei ragazzi normodotati. Questa differenza di età potrebbe variare anche di 2/3 anni.

Il progetto è per sua natura destinato anche a tutte le discipline di sport di squadra dove, con le opportune modifiche in funzione della disciplina sportiva, potrà prevedere l’inclusione di ragazzi e ragazze con disabilità che desiderassero scegliere differenti sport quali la pallavolo o il calcio.

L’inclusività non si limiterà alla sola gara ma l’idea è quella di prevedere sessioni comuni di allenamento con l’augurio che il gruppo possa «incontrarsi e condividere» le gioie dello sport anche fuori dalla palestra anche semplicemente per festeggiare tutti insieme con una pizza al termine di un incontro.







Sessioni di allenamento

Considerando che le attività devono coinvolgere i ragazzi con disabilità con quelli normodotati e visto che dobbiamo allenare i ragazzi a un campionato competitivo, le attività devono essere ben chiare e distinte, in modo da poter realizzare il progetto al meglio.
L’idea è di prevedere una sessione di allenamento dei due gruppi di ragazzi contigui per giorno e orario così da poter fare incontrare i due gruppi per una parte dell’allenamento affinché la «squadra al completo» possa incontrarsi anche in momenti differenti dal giorno della gara.
Sarebbe bellissimo se alcuni ragazzi riuscissero a rendersi disponibili per «aiutare» il Coach e la Squadra anche durante il corso di basket dei loro compagni.

Le Regole del Gioco

Il quinto quarto seppure non a referto vuole comunque essere un momento di competizione, agonismo e determinazione destinati ad «aiutare» nel gioco chi meno preparato perché inclusività e condivisione non rimangano solo due belle parole.

L’arbitro e i giudici di gara dovranno per la loro sensibilità «adattare» le regole del gioco per le differenti situazioni cercando con le loro decisioni di mantenere vivo l’agonismo della competizione nel rispetto dei limiti delle squadre in campo.

Anche se non specificamente previsto dal regolamento sarebbe bello che i ragazzi con disabilità possano far parte della propria squadra sin dall’inizio della gara e che venisse loro concesso di partecipare alla stessa con il permesso di sedersi in panchina sin dal primo minuto della gara.

Tutte le società sportive coinvolte, i giocatori e i genitori a bordo campo saranno informati in merito al quinto quarto perché tutti possano partecipare a questo momento con il migliore spirito di condivisione.


Conclusione

L’augurio è che questo sogno, questo progetto, possa trasformarsi in realtà e che questo nuovo «basket inclusivo» possa «contagiare» altre Discipline e altre Società Sportive per aiutare l’integrazione di ragazzi con disabilità attraverso la condivisione di spazi negli sport di squadra con continuità perché «l’inclusività» non sia limitata ad attività sportive limitate esclusivamente a singoli eventi.

Buon basket a tutti, vi aspettiamo a bordo campo per applaudire al quinto quarto!

Grazie a tutti per l’attenzione,



Progetto “il quinto quarto, sogno e desiderio”
Polisportiva Monticellese A.S.D.

Per informazioni basket@polisportivamonticellese.it


In collaborazione con la Presidenza e la Commissione Basket del C.S.I Comitato di Lecco.